In caso di situazione già in parte compromessa una dieta chetogenica, a basso apporto di carboidrati, normo-proteica e ad elevato apporto di grassi buoni, si è dimostrata particolarmente idonea a ripristinare il funzionamento mitocondriale.


Combattere l’invecchiamento. È una delle principali sfide della medicina, la chirurgia, la cosmesi, il marketing dei nostri tempi contemporanei. Complice anche l’allungamento della speranza di vita, soprattutto nel mondo occidentale, invecchiare in salute, con un cervello vispo, in un corpo attivo è uno degli obiettivi sempre più perseguiti da individui e gruppi d’interesse di natura sociale, politica, economica, sanitaria ecc. Il problema è che spesso, pur spendendo soldi e impegno, non indirizziamo bene le nostre risorse destinandole a contrastare più gli effetti che le cause dell’invecchiamento. Se vogliamo spostarci su quest’ultimo più concreto fronte, dobbiamo necessariamente imparare a familiarizzare con i nostri mitocondri, le parti  di ogni singola cellula designate a trasformare il cibo che mangiamo e l’ossigeno che respiriamo in energia vitale. Questi minuscoli filamenti cellulari sono, dunque, la chiave della maggiore o minore resistenza ai segni del tempo: finché i mitocondri funzionano bene e continuano a produrre l’energia necessaria al funzionamento ottimale delle cellule, tutto funziona.

LA PRIMA FONTE DI ENERGIA
Insomma quello dei mitocondri è un compito non da poco, tanto è vero che le cellule appartenenti ai sistemi più complessi dell’organismo che necessitano di molta energia per funzionare – il cervello, il cuore, i muscoli – ne hanno in grande abbondanza. Ad esempio le cellule del cuore, organo ad alta intensità energetica, sono composte per il 40% da mitocondri. Ognuno di noi ne possiede quadrilioni e ognuno di essi biosintetizza molecole di adenosina trifofosfato (ATP), il principale carburante dell’organismo. Se, però, la trasmissione di ATP alla restante parte della cellula – nucleo incluso – si interrompe, o si compromette, la strada verso il declino fisico e cognitivo potrebbe farsi più breve. La buona notizia è che questo processo è reversibile: proprio come una coppia datata che si parla appena può ritrovare il dialogo, così ripristinare la comunicazione tra mitocondri e cellule può, se si agisce in tempo, non solo interrompere, ma anche far regredire gli effetti dell’invecchiamento. Le energie, il metabolismo, la capacità di ragionamento si ravviveranno, mentre malattie come cancro, Alzheimer e infarto saranno un po’ più lontane.

CORTO CIRCUITO DEI MITOCONDRI
In quanto prima fonte di energia del corpo, i mitocondri sani e funzionanti sono sinonimo di vitalità, forza fisica e mentale, metabolismo attivo e capacità di sostenere attività anche intense senza eccessiva fatica. Essi fronteggiano l’attacco dei radicali liberi e lo stato d’infiammazione, ma l’usura del tempo insieme agli abusi ai quali li sottoponiamo – come stress, vita sedentaria, esposizione a infezioni, allergeni, tossine, inquinamento – erodono gradualmente il meccanismo di rifornimento energetico del corpo. Per le nostre centraline energetiche si tratta di affrontare stili di vita e alimentari molto diversi da quelli per cui erano state geneticamente programmate! E anche per molto più tempo considerando che, ancora qualche generazione fa, difficilmente si viveva oltre gli 80 anni. Evitiamo dunque che abitudini scorrette e dannose inneschino quel corto circuito dei mitocondri che, a cascata, coinvolgerà la capacità complessiva di resistere all’invecchiamento.

ALIMENTAZIONE SBAGLIATA: IL NEMICO PEGGIORE
Tra i nemici dei mitocondri uno dei principali è la scorretta alimentazione. L’eccesso di cibi di scarsa qualità, ricchi di zuccheri e calorie, ma poveri in micronutrienti è un fattore di enorme stress per i mitocondri costretti a scavare tra i “rifiuti” in cerca di qualcosa di utile per trasformare i macronutrienti in energia. Non è un caso che la carenza di nutrienti necessari al buon funzionamento dei mitocondri sia alla base di due tra le malattie oggi più diffuse: obesità e diabete di tipo 2.

Se i mitocondri hanno il principale compito di trasformare cibo e ossigeno in energia fruibile per il corpo, è facile intuire come mangiare e respirare cose sbagliate possa compromettere all’origine tutto il meccanismo. Condurre uno stile di vita sano, in ambienti domestici e di lavoro salubri, svolgendo regolare attività fisica, preferendo una varietà di alimenti freschi e genuini (cioè quanto più vicini alla loro versione in natura), è – pertanto – la combinazione vincente per tenere attivi e rodati i nostri centri energetici.

DIETA CHETOGENICA, UNA SPINTA AI MITOCONDRI
In caso di situazione già in parte compromessa una dieta chetogenica, a basso apporto di carboidrati, normo-proteica e ad elevato apporto di buoni grassi, si è dimostrata particolarmente idonea a ripristinare il funzionamento mitocondriale. Privati del glucosio contenuto nei carboidrati i mitocondri sono infatti costretti ad attingere energia dal grasso. Il fisico passa dalla modalità ‘brucia zuccheri’ a quella ‘brucia grassi’, processo detto di chetogenesi perché dal metabolismo dei grassi si sprigionano i corpi chetonici i quali, rispetto alle molecole di glucosio, sono più facilmente convertibili in energia da parte dei mitocondri, in particolare quelli di cuore e cervello. Ciò è stato dimostrato più volte, ad esempio nell’applicazione di un protocollo sperimentale in Iowa (protocollo Wahls) basato su una dieta molto restrittiva, pressoché priva di: cereali, formaggi, uova, carni trasformate ricche in nitrati (ad esempio affettati o salumi), legumi, arachidi, soia e qualunque forma di zucchero aggiunto. In compenso erano previste dalle sei alle nove porzioni giornaliere di frutta e verdura, tre di colore verde, tre di colore acceso, tre ricche di zolfo (come rucola, broccoli, cavoli). A ciò sono abbinati giornalmente dai 180 ai 350 gr di carne magra o pesce pescato, ¼ di tazza di frutta secca oleosa e abbondanti grassi provenienti da burro chiarificato, olio extravergine di oliva e altri oli vegetali estratti a freddo. La versione più “strong” prevede anche l’assunzione di 300 ml di olio di cocco, ricchissimo in grassi. Questa dieta chetogenica è risultata efficace nel ripristinare l’attività mitocondriale in malattie neurodegenerative. Più in generale, è stato visto che quando si alimentano di chetoni, e non di glucosio, i mitocondri sono in grado di produrre più molecole di ATP e meno radicali liberi come scarto. Per questi motivi la dieta chetogenica si sta affermando come una delle terapie più promettenti tra quelle conosciute nella protezione dal declino neurologico e da malattie ad esso legate come Alzheimer, Parkinson, autismo, epilessia.

FONTE: https://www.pleinair.it/mangiare-secondo-natura/lotta-allinvecchiamento-il-segreto-e-nei-mitocondri/?minisito=ok


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