Considerando il diretto legame tra le malattie cardiovascolari e l’ipercolesterolemia, non è un caso che ci si preoccupi molto dei livelli di colesterolo quando questi diventano troppo elevati.

Nei paesi occidentali infatti la metà dei casi di mortalità è da riportare a questo tipo di patologie, risulta quindi di vitale importanza cercare di mantenere il più sano possibile il nostro cuore.

Fatta questa premessa cerchiamo di capire perché si associa il colesterolo alle malattie cardiovascolari e cosa è veramente importante sapere.

 

Gli acidi grassi sono i componenti fondamentali dei lipidi e sono costituiti da una catena di atomi di carbonio terminante con un gruppo carbossilico (-COOH). Gli acidi grassi hanno caratteristiche diverse a seconda della lunghezza della catena carboniosa e della presenza, del numero e della posizione dei doppi legami.

  

Il glucosio comporta 8 potenti attività Pro-infiammatorie, aterògeno e favorisce l'ipercolesterolemia

Le motivazioni di questi eventi patologici risiedono all’interno di un contesto evolutivo non rispettato dalle nostre abitudini nutrizionali.

Alla base di questi 8 potenziali fattori patologici, vi è un consumo abnorme di carboidrati.

 

 

Subito dopo il pasto e in proporzione al contenuto calorico complessivo, si verifica una risposta infiammatoria aspecifica, di basso grado, orchestrata dall’Insulina.

Tale condizione, raggiunge il picco massimo nella fase assorbitiva, post-prandiale, per poi ridursi gradualmente, in circa 2/3 ore, quando i nutrienti sono stati distribuiti, metabolizzati e/o accumulati nelle rispettive sedi cellulari.

Nei soggetti in sovrappeso, obesità e malattie dismetaboliche, il riscontro clinico che si ha, è una condizione di infiammazione cronica.

 

Il recente aumento in tutto il mondo delle malattie immunitarie e infiammatorie idiopatiche come la sclerosi multipla (SM) e le malattie infiammatorie intestinali (IBD) è stato collegato a fattori ambientali e cambiamenti dello stile di vita scorretto della società occidentale.

Innovativa associazione di estratti vegetali in grado di ridurre l’assorbimento intestinale di grassi e carboidrati.

Gli anni 80/90 sono stati protagonisti di una vera e propria esplosione mediatica riguardo l’alimentazione. Infatti, sebbene già da qualche tempo si fosse iniziato a comprendere della possibile relazione tra obesità e malattie e tra un consumo esagerato di grassi e l’obesità l’impatto sui consumatori non era stato così incisivo come lo sarebbe stato da li a qualche decennio.

Il più grande problema delle diete è legato, come molti hanno potuto sperimentare, alla possibilità di mantenere nel tempo il peso raggiunto quindi, prima di iniziare una dieta, bisognerebbe pensare bene a quali  atteggiamenti e a quali abitudine sbagliate dovremmo cambiare onde evitare fallimenti,

 

Riabilitare i grassi di origine animale è oggi molto importante perché per tanti anni si è caduti nell’errore di ritenerli comunque e sempre nocivi, quindi da evitare il più possibile.

 

Nel mezzo della moltitudine di ormoni che vengono prodotti nel nostro corpo è possibile individuarne alcuni che sono strettamente correlati al nostro grasso corporeo e che sono fondamentali da gestire, in particolare ogni volta che si cerca di perdere peso.

  

Sempre di più ci sono evidenze scientifiche sull’importanza che lo stile di vita ha sulla prevenzione e sull’insorgenza di molti tipi di tumore oltre che sul decorso della malattia. 

 

L'assunzione di fibre alimentari, indipendentemente dal macronutriente e dall'apporto calorico, favorisce la perdita di peso e l'aderenza dietetica negli adulti con sovrappeso o obesità che consumano una dieta ipocalorica, questo è quanto è emerso in uno studio  (Preventing Overweight Using Novel Dietary Strategies) svolto su soggetti in sovrappeso o obesi sottoposti a regime dietetico ipocalorico (-750 kcal/giorno rispetto al fabbisogno energetico stimato)

  

 

In seguito all’assunzione di un pasto ricco di carboidrati, i livelli di glucosio nel sangue si innalzano piuttosto rapidamente. La velocità con cui la glicemia post-prandiale aumenta è descritta dall’indice glicemico (IG), che  misura quanto velocemente il nostro organismo assorbe i carboidrati presenti in un determinato alimento. Tale valore può variare in relazione a diversi fattori: il tipo di amido presente, il rapporto amilosio/amilopectina, la presenza di fibre e di lipidi eccetera.

  

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